“A esposa discreta” nella Penisola Iberica del XVII secolo

Dom Francisco Manuel de Melo (1608-1666), visse durante l’epoca della “monarquía dual” e della successiva restaurazione, sapeva scrivere con la stessa facilità tanto in portoghese quanto in castigliano e amò tanto la Spagna quanto il Portogallo. Fu l’autore della Carta de guia de casados, opera che fu data alle stampe nel 1651, dopo circa due secoli durante i quali il tema del matrimonio era stato trattato frequentemente da molti autori.

Nel XVII secolo un marito che si fosse fatto giustizia da solo per un sospetto di tradimento sicuramente avrebbe affrontato un processo. Spettava all’uomo il compito di vegliare sull’onestà della donna, una responsabilità grande dal momento che il disonore sarebbe ricaduto su tutta la famiglia di cui ella era parte, così si può probabilmente spiegare tanta teatralità nella vita pubblica: le virtù interiori si riflettevano all’esterno attraverso i gesti e la maniera di vestire, così l’apparenza diceva chi fosse realmente una donna. Era una sorta di codice non verbale utile a trasmettere e rendere visibili le proprie virtù, altrimenti irrappresentabili. Quando la donna non si atteneva ai principi di obbedienza, modestia e castità, l’uomo oltraggiato spesso ricorreva alla violenza, ma si preferiva nascondere l’accaduto ed evitare la pubblicità che sarebbe derivata da un processo. In caso di adulterio, le leggi in vigore nei secoli XVI e XVII riconoscevano allo sposo tradito il diritto di punire immediatamente con la morte la moglie e l’amante, a condizione che fossero stati sorpresi in flagrante. Ciononostante, nel corso del XVII secolo aumentarono le critiche a queste usanze, soprattutto da parte della Chiesa, e a poco a poco anche le autorità giudiziali fecero di tutto per evitare che si commettessero assassinii. L’atteggiamento di ecclesiastici e giudici rese le cose difficili a mariti desiderosi di farsi giustizia da soli, fino a che l’esecuzione delle adultere divenne una soluzione occasionale. Ciò detto finora si riferisce alle classi alte della società: le nobildonne non potevano mettere in pericolo il “buon nome” e gli obiettivi economici e sociali della famiglia con atteggiamenti sconvenienti, pertanto furono le più castigate da leggi e costumi dell’epoca. Infine, bisogna tenere in conto che l’amore non aveva alcun valore al momento di contrarre un matrimonio, di conseguenza trovò il suo spazio nella sfera extra-matrimoniale, spesso con conseguenze tragiche.

Attraverso una lettura dell’opera di Dom Francisco è possibile comprendere meglio quale fosse la condizione delle (nobil)donne dell’epoca, concentrandosi  sul  capitolo più significativo, quello relativo ai doveri della sposa.

Secondo i trattati e manuali dedicati al tema del matrimonio, il modello di virtù che ogni sposa doveva imitare era la Vergine Maria e  vivere nell’onestà, nel silenzio, nella purezza e nell’umiltà, qualità queste che si incontrano nel modello femminile indicato nella Carta. L’idea di Melo era che la donna uscisse il meno possibile e che avesse come priorità l’amore per il marito e la cura della casa; difende “obediência”, “castidade”, “honra”, “amor” “recato”, “recolhimento”, “industriosidade” e “discrição”, ma, a differenza di altri autori che si occuparono del tema, non enfatizza sulla virtù della devozione, anzi, avverte i mariti di controllare gli eccessi di penitenza o le uscite troppo frequenti per andare in Chiesa delle loro mogli.  Nella Carta non compare la Vergine Maria come modello da seguire, ma al suo posto vengono citati i nomi di regine, come Margherita di Valois , Isabella la Cattolica , Dona Luísa de Gusmão e altre ancora da prendere a esempio, perché l’autore concepisce il matrimonio come qualcosa di inerente alla filosofia economica più che alla religione; egli afferma che la sposa deve amare il marito sempre e più di ogni altro membro della famiglia, ma quest’ultimo deve solo “querer bem” alla moglie. L’aspetto dominante nell’opera è la preservazione dell’onore e del patrimonio per poter “bem vivir” in società e nella Corte, e la conservazione dell’onore sta nel saper ben governare la famiglia.  Questo piccolo regno domestico nasce da un contratto per garantire una successione legittima in un contesto in cui il lignaggio è fondamentale . All’interno della casa, concepita come l’unione di sangue tra famiglie, ognuno deve svolgere i propri doveri, stabiliti in base ad una gerarchia in cui il gradino più alto spetta al marito. In più occasioni l’autore riconosce alla donna un ruolo centrale nell’organizzazione delle faccende domestiche, purché sia dalla parte del marito sempre. Si può riassumere in due parole ciò che comporta l’occuparsi di una casa: “cozinhar” e “costurar” . Cucire (o ricamare) era l’attività femminile per eccellenza poiché manteneva la donna concentrata per ore e  chiusa in casa, lontano dalla lettura e dalla conversazione. Parte fondamentale delle funzioni della sposa come donna di casa consiste nel dare alla luce e crescere i figli e di rispettare gli obblighi religiosi: una sposa virtuosa deve essere timorata di Dio, pregare per sé e per i suoi cari, andare a messa regolarmente. La prima raccomandazione che fa Dom Francisco circa questo argomento è che la donna abbia come confessore un padre anziano, dotto e conosciuto in modo da non creare situazioni rischiose. L’autore dice anche di evitare oroscopi e premonizioni così come la vicinanza con le cosiddette “bruxas” che potrebbero portare alle donne conoscenze scomode e rischiose per la vita matrimoniale, e soprattutto l’amicizia con le suore, dato che queste possiedono un sapere che va oltre la sfera domestica.  In relazione ai doveri nei confronti della società, l’autore sottolinea l’attenzione che deve avere la donna per la propria immagine pubblica e propone regole ben dettagliate tanto da indicare quali sono i vestiti giusti da indossare per ogni età. La cosa importante è mantenere sempre decoro e compostezza nel vestire come nel ridere , così da non insinuare dubbi sull’onore della famiglia.

Manuel de Melo descrive i vizi femminili in maniera approfondita e per certi aspetti pittoresca. Attraverso l’uso di detti popolari e aneddoti si immerge nell’osservazione della vita quotidiana e delle diverse circostanze in cui si possono ritrovare i coniugi, commenta ogni imperfezione femminile fornendo il livello di gravità del vizio e il rimedio che deve essere adottato dal marito. Procedendo con ordine, il primo difetto di cui parla è quello della “mulher que manda no marito”, che egli considera tanto deleterio quanto il comportamento del marito che considera la sua sposa una “escrava” e non una “companheira” . Definisce questo comportamento come vizio di “matronaria”, frequente tra le donne che hanno conoscenze e istruzione più ampia e per questo vogliono pari diritti. Un difetto senza soluzione è quello di “braveza”, aggressività; uno secondario perché permette al marito di essere più sicuro della fedeltà della moglie è la “feiúra”, la bruttezza. Più pericoloso è il difetto opposto, la “formosura”, la bellezza, che non deve essere esibita, ma utilizzata con prudenza senza mettere a rischio l’onore del marito e la castità della donna. Scrive Melo: “De todas as graças das mulheres, a graça é a que tenho por mais perigosa; porque para usar dela, necessita de menos aparelhos; sendo, a meu juízo, esta graça a mais perigosa desgraça ”. Anche gli altri moralisti dell’epoca guardano con sospetto alla bellezza femminile, perché può essere utilizzata senza nessuno sforzo per esercitare potere sull’uomo.  Altri difetti sono la “vaidade”, la troppa attenzione per la cura di sé e l’eccessivo utilizzo di trucco, vestiti, gioielli e profumi; l’essere “fracas de cabeça” poiché vivono in balia delle passioni e non secondo ragione; L’ignoranza, difetto proprio delle donne che egli definisce “néscias”, ma comunque sopportabile dal momento che il marito può istruire la moglie su come comportarsi (sempre che non sia anch’egli scarso di intelligenza); l’essere “gastadoras”, vizio tollerabile nelle giovani, ma inammissibile nelle spose adulte che devono saper rispettare il valore del denaro. Sono annoverati tra i difetti anche la “ligereza”, o il carattere volubile e la “corrupção dos humores” a causa dei quali scoppiano litigi immotivati. La soluzione è far in modo che la donna viva una vita scandita da un regime regolare per contenere questi “humores vulcânicos” e per evitare l’atteggiamento che più potrebbe compromettere l’onore marito, cioè la “descompostura”, ovvero la mancanza totale di discrezione e il non essere in grado di avere un comportamento adeguato ad ogni luogo e situazione. Tra i più difetti gravi c’è il “saber excessivo ” perché presuppone un superamento dei limiti di ciò che è concesso alla donna di sapere; non deve occuparsi di guerra, politica, letteratura ecc. Dom Francisco non nega che la donna possa occuparsi di musica, poesia, danza, ma questi interessi non devono essere praticati fuori dal focolare domestico. Avverte del pericolo derivante dalla lettura delle commedie e dei libri di cavalleria che potrebbero spingerla verso avventure non lecite. La posizione dell’autore si inserisce nel quadro storico e culturale della penisola iberica del XVI e  XVII secolo, quando la convinzione circa l’inferiorità intellettuale della donna era attestata da una vasta tradizione di scritti misogini, però egli ammette che la donna possa essere acuta, a differenza degli altri moralisti che reputano questa qualità esclusivamente maschile, e che sia in grado di dissimulare, cioè di fingere di ignorare ciò che in realtà sa. 

Per contro, lista dei doveri maschili non è tanto estesa quanto quella dei doveri femminili, anche se una particolarità dell’opera è rappresentata dal destinatario di questa pedagogia matrimoniale, ovvero “os homens casados”. Nel panorama della trattatistica morale destinata all’educazione delle mogli, Dom Francisco rivolge i suoi consigli ai mariti e afferma che la felicità è possibile solo quando i coniugi “em tudo sejam iguais”, per cui, considerato il contesto socio-culturale in cui scrive la Carta, gli si può riconoscere un piccolo passo avanti per quanto riguarda il cammino verso il riconoscimento della dignità della donna. I compiti dell’uomo si possono riassumere in due obblighi: saper governare la casa e provvedere al sostentamento della famiglia. La donna, invece deve svolgere tre mansioni fondamentali, che comportano una lunga serie di regole e doveri da osservare: essere una buona moglie, prendersi cura della casa e affrontare le fatiche del parto per garantire una discendenza al casato.

Il ruolo che Melo attribuisce all’affetto e all’umanità che devono unire gli sposi è comunque importante: egli infatti concepisce il matrimonio come un legame intimo tra marito e moglie che devono aiutarsi mutuamente, senza però che tale spirito di collaborazione prescinda dalla tradizionale suddivisione dei doveri.  L’armonia coniugale è possibile se marito e moglie agiscono sempre in nome della prudenza. In fondo la Carta è un manuale di prudenza, la virtù più significativa tra tutte quelle che rappresentano la morale barocca poiché esalta la “mediania” come valore imprescindibile per la sopravvivenza dell’individuo in una realtà sociale in crisi dopo l’espansione e le grandi aspirazioni del Rinascimento. 

Bibliografia|

BERNAT VISTARINI, A., “Francisco Manuel de Melo (1608-1666). Textos y contextos del Barroco peninsular”, Palma: Universitat de les Illes Balears, 1992.

CORREIA FERNANDES, M. L., “Espelhos, Cartas e Guias. Casamento e Espiritualidade na Península Ibérica 1450-1700″, Porto: Instituto de Cultura Portuguesa, Faculdade de Letras da Universidade do Porto, 1995.

DE MAIO, R., “Donna e Rinascimento”, Milano: Il Saggiatore, 1987.

MANUEL DE MELO, F., “Carta de Guia de Casados”, Mem Martins-Sintra, Publicações Europa-América, 1992.

PRATO DE SOUZA, M. E., “Uma política matrimonial prudente: A Carta de Guia de Casados (1651) de Dom Francisco Manuel de Melo”, São Paulo: Universidade Estadual de Campinas, Instituto de Estudo da Linguagem, 1997.

 

 

 

Redactor: Cecilia Montaruli

Licenciada en Lenguas y Literaturas Modernas por la Universidad de Turín, Italia. Interés en literaturas comparadas y literatura de viaje.

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